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Il Bit del Mercoledì

Cultura e digitale in Italia: dove siamo davvero

Ieri sono andato a Milano con Denis. Campus Bovisa, Politecnico di Milano. L’Osservatorio Innovazione Digitale per la Cultura presentava i risultati della ricerca annuale, quest’anno edizione speciale, dieci anni di attività. Il titolo del convegno era Innovazione nella Cultura tra passato e futuro: i megatrend dei prossimi 10 anni.

Lo stato del digitale nelle istituzioni culturali italiane

Il quadro che emerge dalla ricerca è quello di un settore in trasformazione, ma con ritmi molto disomogenei.

Musei, monumenti e aree archeologiche crescono del 4% nei visitatori e del 2% negli incassi. La domanda culturale c’è. Ma quasi la metà delle istituzioni culturali italiane nel 2025 non ha investito in innovazione digitale, e il 23% dei musei non raccoglie ancora dati sui propri visitatori.

Sul fronte delle competenze il segnale è più positivo: nel 2018 solo un terzo delle istituzioni disponeva di risorse interne focalizzate sul digitale, oggi il 72% dichiara di aver investito in questo senso. Il ticketing online nei musei è passato dal 25% del 2018 al 58% attuale, nei teatri ha raggiunto l’86%. Sono numeri concreti, che raccontano dieci anni di cambiamento reale.

L’intelligenza artificiale: permessa ma non governata

Il dato più discusso in sala è stato questo: il 94% dei musei italiani consente oggi l’utilizzo dell’AI generativa. Ma solo il 13% ha acquistato licenze per il personale, il 7% ha personalizzato strumenti esistenti, il 6% ha sviluppato prodotti o servizi basati sull’AI. Il 96% non ha allocato un budget dedicato per il 2026.

In pratica: l’AI entra nelle istituzioni culturali dalla porta di servizio, usata informalmente dai singoli operatori, senza strategia e senza misurazione.

Le applicazioni più promettenti identificate dalla ricerca sono la metadatazione automatica delle opere, la traduzione multilingua dei contenuti, i percorsi di visita personalizzati e gli strumenti di accessibilità per persone con disabilità sensoriali. Tutte aree in cui l’AI potrebbe fare la differenza, ma che richiedono investimento, non solo permesso.

Le tecnologie di visita: diffuse ma non monetizzate

Un tema che è emerso con chiarezza riguarda le tecnologie a supporto della visita: realtà aumentata e virtuale, audioguide evolute, app dedicate. L’adozione cresce, ma la quasi totalità di questi strumenti viene offerta gratuitamente, inclusa nel biglietto standard. La tecnologia viene trattata come servizio accessorio, non come valore aggiunto. Una questione economica prima ancora che tecnologica.

I megatrend dei prossimi dieci anni

La parte finale del convegno ha presentato una mappatura dei trend che impatteranno il settore culturale nel prossimo decennio, su quattro assi.

Sul fronte tecnologico, nel lungo periodo: Digital Twin e HBIM per edifici storici, tokenizzazione di diritti culturali, sistemi di AI auto-evolutivi, interfacce invisibili e dispositivi neurali. Nel breve e medio termine: AI agenti, interoperabilità dei dati, piattaforme IoT, 6G.

Sul fronte sociale: iper-personalizzazione dell’esperienza di visita, nuovi pubblici digitali e iperconnessi, centralità di nuovi linguaggi e modalità di fruizione ibrida, invecchiamento della popolazione come variabile sempre più rilevante.

Sul fronte politico-sistemico: decolonizzazione del patrimonio, esercizio digitale del potere simbolico, traffico illecito ed economie parallele. Non solo tecnologia, anche chi decide cosa conservare, come raccontarlo e a chi.

Sul fronte climatico-ambientale: incendi, alluvioni, siccità, innalzamento delle acque, disaggregazione del permafrost. Le stesse minacce che rendono urgente il digital twin e la documentazione preventiva di cui abbiamo parlato nelle scorse settimane.

Il Premio Spina: quando i progetti diventano ispirazione

A chiudere il pomeriggio è stata la nona edizione del Premio Gianluca Spina, promosso dall’Osservatorio e dedicato alle istituzioni culturali italiane che stanno trasformando il settore grazie al digitale. Tre categorie: Innovazione, Accessibilità, Education.

I progetti finalisti hanno avuto spazio per presentarsi di fronte alla sala, una parte del convegno che ho trovato tra le più interessanti, perché porta casi concreti dentro una giornata altrimenti dominata dai numeri aggregati.

Giuria e pubblico in sala hanno votato, e la premiazione ha chiuso i lavori nel modo giusto. Progetti reali, fatti da persone reali, che stanno costruendo il futuro della cultura italiana un passo alla volta.

I finalisti

Innovazione: le Collezioni Crédit Agricole Italia, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana e la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano

Accessibilità: la Fondazione Piccolo Teatro di Milano, il Planetario di Torino e i Parchi archeologici di Crotone e Sibari

Education: L’Associazione Amici del FAI Restauro Monumenti e Paesaggio ODV EST, la Fondazione Conservazione e Restauro la Venaria Reale e il MUDEM

Una nota a margine

Tra gli interventi della giornata, quello che mi ha lasciato più da pensare è stato quello di Alessandro Bollo, direttore del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, sul tema dell’uso consapevole dell’AI nel museo. Il punto era semplice: la vera sfida non è l’automazione in sé, ma capire quando e a quali condizioni queste tecnologie rafforzino la missione culturale senza sostituire il ruolo interpretativo e curatoriale umano.

Al seguente link trovate un interessante manifesto sull’utilizzo consapevole dell’AI, redato dallo stesso Museo Nazionale del Risorgimento Italiano (Manifesto per l’uso consapevole dell’IA)

Un museo non è un servizio di streaming. Ha una missione che richiede giudizio, non solo algoritmo. È una distinzione che vale la pena tenere a mente ogni volta che si parla di innovazione, nel patrimonio culturale e non solo.