Il Bit del Mercoledì
Un porto che si guarda allo specchio
Un grande porto è un organismo complicatissimo: navi che arrivano e partono, gru che si muovono, container che devono trovare posto, dogane da attraversare, correnti e maree da tenere sotto controllo. Gestirlo a occhio, con telefonate e fogli excel, oggi sarebbe come dirigere il traffico di una città intera con una paletta. Per questo anche il mondo marittimo ha iniziato a costruirsi il proprio gemello digitale.
Genova, il porto che si simula prima di muoversi
In Italia l’esempio più avanzato è quello del porto di Genova, il più grande e importante scalo italiano. Dal 2019 è attivo il progetto Port Lab 4.0, pensato per creare una piattaforma capace di simulare l’intero funzionamento del porto: dalla logistica delle merci ai processi doganali, fino alla sicurezza delle infrastrutture strategiche contro possibili minacce informatiche. Il sistema utilizza tecnologie di tracciamento basate su blockchain per seguire ogni prodotto lungo la sua filiera e sensori diffusi per la manutenzione predittiva, la stessa logica vista nel mondo delle strade applicata però a banchine, gru e magazzini.
Genova non è un caso isolato: il progetto si inserisce in un filone che coinvolge anche Amsterdam e altri grandi scali europei, segno che il settore portuale italiano non sta rincorrendo l’innovazione, ma la sta accompagnando fin dall’inizio.
Rotterdam, l’ambizione di diventare il primo porto totalmente digitale
Se c’è un porto che più di tutti rappresenta il futuro di questo settore, è Rotterdam, il maggiore scalo d’Europa. L’autorità portuale ha avviato un percorso che punta a renderlo il primo porto completamente digitale entro il 2030, con l’obiettivo dichiarato di permettere alle navi di entrare e uscire in autonomia, senza pilotaggio umano diretto. Per arrivarci sta costruendo un gemello digitale che include ogni infrastruttura del porto, i movimenti delle navi, le condizioni meteo e i dati idrografici su maree e correnti, raccolti da sensori installati sopra e dentro le banchine, sulle boe e nei canali.
È come se il porto avesse improvvisamente sviluppato un sistema nervoso: ogni variazione di vento, ogni nave in avvicinamento, ogni cambiamento del livello dell’acqua viene percepito e trasformato in informazione utile, in tempo reale.
Altri grandi porti stanno seguendo strade simili. Ad Amburgo il terminal container Eurogate utilizza un gemello digitale chiamato TwinSim per simulare e visualizzare le operazioni sulla base di dati raccolti in tempo reale. Il porto di Anversa e Bruges ha sviluppato un proprio sistema, chiamato APICA, per avere una visione d’insieme costante delle attività portuali. Anche diversi scali cinesi, come Tianjin, Qingdao e Shanghai, stanno investendo pesantemente in questa direzione, a conferma che la corsa al porto intelligente è ormai globale.
Fincantieri e il gemello digitale delle navi da crociera
Se i porti diventano intelligenti, anche le navi che li attraversano non stanno a guardare. Fincantieri, uno dei principali costruttori navali al mondo con diciotto stabilimenti in quattro continenti, ha destinato una parte importante del proprio piano industriale, diverse centinaia di milioni di euro, proprio alla tecnologia del Digital Twin. Non è un dettaglio da poco se si pensa che una nave da crociera può pesare centoventimila tonnellate, ospitare fino a seimila persone ed essere composta da milioni di singoli componenti.
Il gemello digitale in questo caso accompagna la nave per tutta la sua vita: nasce durante la progettazione, cresce durante la costruzione nel cantiere e continua a esistere anche dopo la consegna, ricevendo dati reali dai sensori installati a bordo su motori, scafo e consumi. Fincantieri lo definisce un “filo digitale” che attraversa ogni fase della vita della nave, permettendo di simulare scenari diversi, dalla manutenzione predittiva fino all’ottimizzazione dei consumi di carburante durante la navigazione. È un po’ come avere una copia virtuale della nave che viaggia parallelamente a quella vera, permettendo di testare soluzioni senza mai fermare il motore reale.
Anche i cantieri stessi stanno diventando digitali. A Genova Sestri Ponente, uno dei principali stabilimenti Fincantieri, un progetto chiamato Aware ha creato un gemello digitale del cantiere navale in grado di simulare le attività quotidiane e tenere sotto controllo l’avanzamento della produzione, sincronizzando informazioni che prima restavano separate tra reparti diversi.
Un filo comune con le strade
Il parallelo con l’articolo della settimana scorsa non è casuale. Che si parli di un ponte autostradale o di una nave da centoventimila tonnellate, il principio è lo stesso: raccogliere dati reali, costruire un modello che li interpreta e usarlo per prevedere problemi prima che accadano. Cambia solo la scala, dai centimetri di una crepa nel cemento ai chilometri di rotta di una portacontainer.





