Il Bit del Mercoledì
Non ne faremo di meno, ne faremo dieci volte tanto
Scritto da Denis Mior
Nel 1865 un economista inglese, William Stanley Jevons, notò una cosa che sembrava un controsenso. Le macchine a vapore erano diventate molto più efficienti e bruciavano meno carbone per ogni unità di lavoro. Eppure il consumo di carbone in Inghilterra non era calato: era esploso. Gli economisti lo chiamano ancora oggi paradosso di Jevons, e da allora si è ripetuto con puntualità quasi noiosa. Quando una risorsa diventa abbondante non se ne fa un uso minore, se ne fa uno enormemente maggiore. Nessuno ha usato meno acciaio perché costava meno.
La settimana scorsa abbiamo visto perché l’AI sta smontando la delocalizzazione digitale: non abbassa il costo orario, riduce le ore, e così i costi di coordinamento finiscono per mangiarsi il vantaggio di prezzo. Resta la domanda vera, quella sul dopo. Se produrre costa un decimo, cosa succede?
Dal singolo edificio alla città
La cosa interessante è che non cambia solo la quantità: cambia la natura di quello che si può chiedere. Se nel tempo in cui prima modellavo un edificio adesso ne modello dieci, non sto semplicemente facendo la stessa cosa più in fretta. Sto rendendo possibile qualcosa che prima non esisteva nemmeno come opzione sul tavolo.
Il gemello digitale di una città, per dirne una. Non il singolo edificio pubblico modellato bene, che già facciamo: l’isolato intero, il quartiere, il tessuto edilizio ordinario. Sotto la strada i sottoservizi (acqua, fognature, gas, elettrico, fibra), dentro gli edifici gli impianti, con i loro dati, aggiornabili. Oggi un lavoro del genere non si commissiona perché non sta in nessun bilancio comunale. Non è una questione di tecnologia mancante: costa troppe ore. Togliete un ordine di grandezza alle ore di produzione e quel progetto smette di essere un esercizio da conferenza e diventa una voce di spesa da discutere in consiglio comunale. Lo stesso vale per il patrimonio esistente, per la manutenzione programmata, per il piccolo intervento che finora non ha mai visto un modello informativo in vita sua.
Il palinsesto che nessuno riempiva
E non è un fenomeno solo nostro. Vale per qualunque cosa il cui costo unitario stia crollando.
Prendete i contenuti. Non esistono più tre reti generaliste: esistono centinaia di canali tematici, piattaforme, social, siti verticali, blog, newsletter, podcast. Ognuno ha bisogno di materiale suo, tagliato sul suo pubblico. Un canale dedicato a caccia e pesca non riempie un palinsesto con contenuti generici, e un sito specializzato non tiene un lettore con articoli che potrebbero stare ovunque. Il fabbisogno è enorme e frammentato, e nessuna redazione di una persona sola lo copre. Così oggi gran parte di quel contenuto semplicemente non viene prodotto: non perché manchi la domanda, ma perché a quei volumi non c’è margine per produrlo.
Il collo di bottiglia si sposta
L’obiezione arriva subito, ed è legittima: bene, adesso avremo una valanga di roba mediocre generata in serie. In parte succederà. Ma il collo di bottiglia si sposta, non sparisce. Quando produrre costa poco, a fare la differenza non è più chi sa produrre: è chi sa davvero di cosa sta parlando. Il vantaggio torna a chi ha passato vent’anni a pescare, a progettare impianti o a leggere capitolati.
Che è esattamente il punto. In entrambi i casi, la città modellata e i contenuti tematici, la nuova domanda non si riversa sul lavoro che l’AI ha appena reso quasi gratuito. Si riversa su tutto ciò che gli sta intorno: decidere cosa vale la pena fare e con quale scopo, tenere insieme dati che arrivano da dieci fonti diverse, garantire che un’informazione sia vera e che resti vera nel tempo, prendersi la responsabilità di un risultato davanti a un committente e a un giudice. Cioè la parte che non si delega a dodici fusi orari di distanza, per la semplice ragione che non si delega e basta.
Da che parte scorre
Nel 2026 l’AI è già abbastanza potente da rendere obsoleto il modo in cui il nostro settore comprava lavoro fino a ieri. Cosa sarà capace di fare nel 2036 nessuno lo sa, e chi dice di saperlo vi sta vendendo qualcosa. Non sappiamo quanta acqua arriverà.
Sappiamo da che parte scorre. E chi ha costruito un’azienda nel letto del fiume farebbe bene a spostarsi adesso, finché è ancora una scelta.





