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Il Bit del Mercoledì

Claude Code alla prova: la mia esperienza dopo due settimane di sviluppo assistito

Ho iniziato ad usare Claude Code come assistente allo sviluppo e, dopo due settimane di utilizzo quotidiano sul campo, è arrivato il momento di tirare le prime somme. Il verdetto breve? È un gran bel prodotto. Ma, come per ogni strumento potente, ci sono dei pro evidenti e dei “lati oscuri” da non sottovalutare.

Prima di tutto: cos’è Claude Code?

Per chi non ne avesse ancora sentito parlare, Claude Code non è il classico chatbot a cui fare domande in una finestra del browser. È uno strumento di intelligenza artificiale sviluppato da Anthropic che vivedirettamente nel tuo terminale. Ha accesso al tuo file system, può leggere l’intera base di codice del tuo progetto, capire il contesto in cui ti stai muovendo ed eseguire comandi per scrivere, modificare o testare il codice in modo parzialmente autonomo. In breve, è come avere un pair programmer instancabile seduto di fianco a te.

I punti di forza: integrazione e controllo

Devo dire che per lo sviluppo di moduli singoli Claude Code è estremamente forte. La sua capacità più sorprendente è quella di analizzare lastruttura del codice circostante. Quando gli chiedi di scrivere una nuova funzionalità, non ti restituisce uno snippet generico, ma segue le linee guida del tuo progetto, adattando lo stile e l’architettura all’ambiente esistente.

Un altro aspetto fondamentale è la sicurezza. Quando lavora sul tuo codice, ha la possibilità di operare in una modalità cherichiede sempre la tua approvazione prima di applicare modifiche ai file. Questo ti permette di controllare esattamente cosa sta facendo prima che applichi variazioni che, per quanto logiche per l’IA, potrebbero creare danni inaspettati alla repository.

Dove mi è stato più utile: i casi d’uso

In queste due settimane l’ho messo alla prova su diversi fronti. Ecco i piccoli (e grandi) esempi in cui ha fatto la differenza:

  • Caccia ai bug: Nella correzione di bug nascosti all’interno di codice legacy, vecchio e difficile da navigare, la sua capacità di analizzare le dipendenze in pochi secondi è impagabile.
  • Moduli da zero: È eccellente per la creazione di nuovi moduli da integrare in progetti già avviati.
  • Prototipazione veloce: Ideale per tirare giù piccole PoC (Proof of Concept) in pochi minuti, per avere un punto di partenza funzionante da cui evolvere.
  • DevOps e configurazioni: Installazioni, script di deploy e configurazioni di server, un ambito in cui spesso si perde molto tempo a leggere documentazione frammentata.

 

  • Caccia ai bug: Nella correzione di bug nascosti all’interno di codice legacy, vecchio e difficile da navigare, la sua capacità di analizzare le dipendenze in pochi secondi è impagabile.
  • Moduli da zero: È eccellente per la creazione di nuovi moduli da integrare in progetti già avviati.
  • Prototipazione veloce: Ideale per tirare giù piccole PoC (Proof of Concept) in pochi minuti, per avere un punto di partenza funzionante da cui evolvere.
  • DevOps e configurazioni: Installazioni, script di deploy e configurazioni di server, un ambito in cui spesso si perde molto tempo a leggere documentazione frammentata.

Un esempio pratico: Migrare un server con Terraform

Il test definitivo l’ho fatto con un’operazione di infrastruttura. Dovevo trasferire il server Git che abbiamo in azienda e ho deciso di farlo usando Terraform.

Ho chiesto a Claude Code di scrivermi il codice di installazione e di creazione del server. Il risultato? Nel giro di30 minuti avevo il nuovo server attivo, con Git installato, configurato e pronto all’uso.

L’impatto di questo strumento è evidente: si riesce ad essere moltopiù autonomi e meno dipendenti da professionisti verticali, anche per task infrastrutturali, piccole necessità interne o ambiti in cui non si ha una competenza profonda.

Cos’è Terraform? (Per i non addetti ai lavori)

Immagina di dover costruire una casa. Invece di andare a comprare i mattoni, chiamare l’idraulico e montare i mobili fisicamente, scrivi un documento di testo con le istruzioni esatte: “Voglio una casa con 3 stanze, muri bianchi e un tubo per l’acqua”. Dai questo foglio a un costruttore magico e la casa appare. Nel mondo IT, Terraform fa esattamente questo. È uno strumento diInfrastructure as Code: scrivi un file di testo che descrive di quali server, reti e database hai bisogno, e lui si occupa di dialogare con il provider cloud (AWS, Google Cloud, ecc.) per creare e configurare tutto automaticamente.

La grande pecca: l’illusione della competenza

Se da un lato la produttività schizza alle stelle, c’è un elefante nella stanza di cui dobbiamo parlare.La grande pecca è che, usando questi strumenti, non si impara nulla.

Lui fa cose, ti crea elementi, ti risolve il bug, ma tu non affronti il problema. Manca quella fase di “lotta” con il codice, la ricerca della soluzione e la comprensione dell’errore che formano le fondamenta di uno sviluppatore. Il risultato è che il software funziona, ma tu come professionista non cresci.

È vero, Claude Code ti spiega nel dettaglio cosa ha fatto e perché, ma siamo onesti: non sempre (e non tutti) leggono i lunghi log di spiegazione. Soprattutto quando il codice gira al primo colpo, la tentazione di chiudere il terminale e passare al task successivo è troppo forte.

Conclusioni

Claude Code è uno strumento eccezionale che cambia le regole del gioco per la produttività quotidiana. Tuttavia, richiede una disciplina ferrea da parte dello sviluppatore: usatelo per togliere il lavoro noioso, per velocizzare le operazioni di routine e per superare i blocchi, ma non permettetegli di rubarvi l’opportunità di capire ilperché il vostro codice funziona. L’intelligenza è artificiale, ma le competenze devono rimanere umane.