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Il Bit del Mercoledì

Non stiamo solo inventando il futuro, ci stiamo evolvendo con esso

Siamo abituati a pensare alla tecnologia in modo unidirezionale: noi creiamo gli strumenti, e gli strumenti risolvono i nostri problemi. È una visione rassicurante in cui manteniamo il totale controllo. Ma se guardiamo alla storia della nostra specie, emerge una dinamica molto più profonda e complessa: noi plasmiamo i nostri strumenti e, in cambio, i nostri strumenti plasmano la nostra biologia.

Non si tratta solo di abitudini o di psicologia. Parliamo di vero e proprio DNA.

Il fuoco e il “design” del nostro cranio

Milioni di anni fa, i nostri antenati passavano le giornate a masticare radici e carne cruda. L’invenzione dei primi utensili in pietra e, soprattutto, il controllo del fuoco, hanno agito come uno “stomaco esterno”. Cuocere il cibo ha abbattuto l’energia necessaria per la digestione. Senza più il bisogno di triturare fibre coriacee, i nostri immensi muscoli mascellari si sono ridotti (grazie all’inattivazione del gene MYH16), liberando il cranio dalla loro morsa e permettendo al nostro cervello di espandersi. In pratica, se oggi possiamo concepire software e architetture cloud, è perché a un certo punto abbiamo “esternalizzato” la digestione a un falò.

Lo stesso è avvenuto con l’agricoltura, che ha moltiplicato nel nostro genoma le copie del gene per l’amilasi salivare per aiutarci a digerire gli amidi, o con l’allevamento, che ha selezionato gli individui in grado di digerire il latte in età adulta.

Il rilassamento selettivo: quando la tecnologia fa da scudo

Oggi la dinamica si è arricchita di una nuova sfumatura. La tecnologia moderna non si limita a spingerci verso nuove mutazioni, ma sta “rilassando” la selezione naturale. L’introduzione del parto cesareo su larga scala negli anni ’60 ha fatto sì che la dimensione del cranio dei neonati non sia più strettamente limitata dalla larghezza del bacino materno. L’invenzione degli occhiali da vista ha permesso ai geni della miopia di diffondersi senza ostacoli. La tecnologia medica sta garantendo un successo riproduttivo a tratti genetici che un tempo sarebbero stati spietatamente filtrati.

L’IA: il nostro nuovo “ambiente” evolutivo

E ora? Stiamo entrando nell’era della coevoluzione uomo-macchina. Fino a ieri progettavamo strumenti per superare i limiti del nostro corpo (leve, ruote, motori). Oggi stiamo costruendo strumenti cognitivi autonomi. L’Intelligenza Artificiale, l’automazione dei processi e i sistemi complessi con cui interagiamo quotidianamente stanno diventando il nostro nuovo ambiente primario. Stiamo delegando funzioni di memoria e orientamento spaziale ai nostri device, aumentando però a dismisura la pressione evolutiva sulla nostra capacità di sintesi, sul pensiero sistemico e sulla flessibilità neurale.

L’evoluzione non si è mai fermata. Ha solo cambiato ritmo e terreno di gioco. Stiamo passando da un lentissimo adattamento biologico a un’accelerazione culturale esponenziale, dove la tecnologia non è più solo uno strumento, ma il codice sorgente del nostro prossimo passo evolutivo.